
A Vicenza stiamo costruendo una dimora fissa che ci permetta di uscire dalle dinamiche di ricatto di chi non vuole spazi politici alternativi di socialità e aggregazione. Abbiamo quindi acquistato un posto con il quale vogliamo superare il binomio proprietà pubblica/privata e creare una proprietà collettiva a tutti gli effetti. Aiutaci a sostenere le spese necessarie per creare uno spazio fatto per e dalla collettività, che sappia tenere insieme diversità e idee, e che possa portare avanti con continuità una progettualità sociale e politica in grado di impattare il presente, generando cambiamento dal basso.

DA DOVE NASCONO I CENTRI SOCIALI
I centri sociali nascono alla fine degli anni settanta come una riappropriazione ribelle dal basso di edifici abbandonati per trasformarli in luoghi di aggregazione giovanile al di fuori delle logiche capitalistiche di mercato. Negli anni novanta sono stati laboratori politici, propulsori di innovazioni e sperimentazioni culturali, dando per primi spazio ad artistX e band musicali emergenti ed underground.
DAL BOCCIODROMO VERSO IL FUTURO
La storia quindicennale del Bocciodromo rappresenta un esempio di autorganizzazione, cultura, mutualismo e conflitto. Nemmeno l’abbattimento della storica sede di via Rossi 198, imposto dal progetto TAV, ha interrotto questa esperienza, che è continuata con l’occupazione dell’ex Baronio, nata a settembre del 2025 durante il ciclo di mobilitazioni per la Palestina e contro la guerra.
DA DOVE RIPARTIAMO
L’occupazione del Baronio è terminata durante l’estate 2026. Ora vogliamo ripartire dal riqualificare e ridare vita ad un edificio in città rimasto vuoto per decenni. Ripartire di nuovo da zero è una fatica ma anche una sfida emozionante che ci da l’opportunità di dare continuità e valore a ciò che abbiamo costruito finora. È anche la possibilità di costruire un nuovo percorso insieme e, per fare questo, cerchiamo altre persone che credano in questo progetto e che intendano investirci, come possono, risorse ed energie. Non vogliamo sponsor perchè vogliamo costruire un’autonomia dal basso senza padroni. Siamo sognatrici, students e lavoratrici pronte a rimboccarsi le maniche e a costruire un nuovo centro sociale.
La nostra storia è radicata nel terreno della lotta al nazifascismo, durante la quale sono nate numerose e importanti esperienze di resistenza in tutta la provincia vicentina.


Luisa Urbani iniziò a fare parte della resistenza portando le stoffe alle donne del circondario che terminavano le confezioni dei giubbetti per i partigiani. Venne incarcerata ad Asiago, da cui fuggì, unendosi poi alla Brigata “Sette comuni”, dove assunse il nome di Juna. Luisa nel 1944 si spostò a Marola di Chiuppano dove si unì alla brigata Mameli della divisione “Garemi”. Nella primavera del 1945 divenne vice commissario e capo servizio stampa della brigata, curando il primo numero del giornale partigiano.
Una squadra della “Mameli”, comanda da Juna, la notte del 25 aprile 1945 liberò Caltrano, prese possesso del ricco magazzino della Todt ed eliminò la resistenza repubblichina. Juna, come molte in quel periodo, ha dimostrato che la lotta per la giustizia e per la libertà non accetta ruoli imposti, ma richiede protagonismo, determinazione e il coraggio di stare in prima linea.


Portare il nome di Luisa “Juna” Urbani è una promessa collettiva: quella di non restare indifferenti davanti alle ingiustizie del presente, di organizzarci e di camminare insieme. La memoria non è un monumento polveroso del passato, ma un fuoco che accende le nostre lotte di oggi.

SALA CONCERTI
La sala concerti sarà una grande stanza modulabile, grazie ad una parete mobile, per ospitare concerti ed eventi sia di grandi dimensioni (oltre 900 persone) sia più raccolti. La sala si presterà anche ad ospirare eventi culturali come festival di editoria indipendente, mostre del disco o mercatini dell’usato e molto altro. Accoglierà progetti come la scuola di italiano, pranzi sociali, presentazioni di libri, laboratori e assemblee.
PALESTRA POPOLARE
La “Palestra Independiente” è nata 15 anni fa dalla riqualificazione degli spazi dell’ex-Bocciodromo di via Rossi e ha cercato di abbattere le discriminazioni razziali, economiche, sessuali e fisiche, organizzando corsi accessibili a tutt*, basate
sul rispetto reciproco e dei propri corpi. La nuova palestra sarà pensata in un’ottica transfemminista e queer, una concezione del corpo non unidirezionale e omologata, dando priorità all’aspetto aggregativo e sociale delle discipline
sportive.
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